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mercoledì 3 gennaio 2024

Chiedimi se sono felice

 No, non è il film di Aldo, Giovanni e Giacomo di parecchi anni fa ( e tra l'altro anche piuttosto carino).

Ho invece in mente Ezio Bosso, il musicista. Ed è inutile che io faccia l'uomo di cultura; come tanti ho scoperto chi fosse quando, nel 2016, venne intervistato al Festival di Sanremo. Forse fu un'idea nata  per aumentare l'audience della serata, forse. Ma di certo la cosa poi andò oltre quanto pianificato; perchè anche rivista oggi,  dopo anni, l'intervista appare sincera, con i suoi tempi e capace di dare emozioni.

Non mi dilungo sulla storia, tragica, di questo carismatico artista; basta scorrere su google  e si trova tutto. Ma è invece un'altra intervista, credo del 2019,  che mi ha sempre colpito molto e che di tanto in tanto riguardo per riflettere e pensare. E di questa il fulcro è proprio una domanda, infausta, dell'intervistatore che chiede ad Ezio: "Tu sei felice?". E la risposta è talmente Grande che non è neanche da commentare, ma solo da interiorizzare. La riporto tale e quale e, parafrasando Forrest Gump, "su questo argomento non ho più nulla da aggiungere".

"...io...non ti so dire se sono felice

però, ti so dire che

tengo stretti i momenti di felicità

che li vivo fino in fondo, fino alle lacrime

così come accettare i momenti del buio

sono una persona normale

ho una filosofia che è quella di legarsi di più ai momenti felici

perchè quelli sono quelli che poi ti serviranno

da maniglia per ritirarti su  quando sei nel letto e non riesci ad alzarti"

 


 

 

sabato 16 dicembre 2023

Post Zero - E poi c'era lo Zio

Fuori tempo massimo. 

Bhe, si, cominciare un blog il 16 dicembre del 2023 è anacronistico.

Ma il blog lo scrivo principalmente per me, a ruota libera, per buttare giù pensieri, parlare di libri, canzoni, film o storie. E se poi passasse qualcuno che ancora dedica tempo a qualcosa di scritto per puro piacere e ci vuole dare una lettura, bhe ...è il benvenuto. Ma il lettore alla fine sono me medesimo.

Ma perchè proprio ora? L'idea ce l'avevo in testa, ma la spunta primordiale è arrivata ieri, il messaggio di un amico. Che poi di amici, quelli che senti per davvero, per cose varie, ne ho pochi in questo periodo. Si contano sulla dita di  una mano. Ed è la mano di un artificiere in pensione; una o due dita è facile che manchino. Si dovrà provvedere (e ci sto lavorando), ma questa è altra storia.

Insomma, il messaggio è dell' amico un po' sopra le righe, un po' folle, un personaggio insomma, uno di quelli su cui magari ci potresti scrivere, se non un libro, almeno un racconto o una canzone.

Il messaggio è per una notizia triste. E' morto suo zio, ma non uno zio qualunque. Lo Zio quello matto, quello visto un po' come lo strano dal resto della famiglia. Quello che ha fatto tribolare la zia e che quando hai sette anni ti parla schietto di cose che guai a parlare ai bambini. Ma anche buono, sincero e capace di gesti generosi. Risponde l' altro amico (e siamo a due, con le dita della mano); anche a lui spiace, perchè, anche a lui manca uno zio, uno di quelli, uno Zio di quelli strani.

E anch'io resto colpito, che uno Zio così ce l' avevo anch'io. Che nei primi anni sessanta parte su una nave come cuoco, gira il mondo e poi torna per essere quello matto, quello strano, quello che vestiva da cow boy (e che beveeva un bel po' tanto, per dirla tutta). Ma anche quello senza peli sulla lingua, quello senza segreti, genuino, sempre pronto a rimboccarsi le maniche per aiutare. E alla fine  quello che a tutti i costi voleva tornare negli Stati Uniti, il suo sogno. E tutti a dirgli che poteva aspettare, che aveva pochi soldi in quel momento, ma lui niente. Va, torna. E poi gli scoprono un cancro, va operato, ma è rischioso, Lui entra in ospedale, sorridente con tutti, beffardo, neanche dovesse andare ad un pranzo. Dall'intervento non si è mai risvegliato, ma alla fine io lo so che la Morte lui l'ha presa di sorpresa, che mica se l'aspettava uno che si presentasse a lei ridendo. E, alla fine, i soldi erano poi davvero pochi, ma abbastanza per il funerale e mettere a posto le cose varie. Niente più, niente meno.

Però il fatto è un altro e ne sono quasi certo. Perchè forse tutti, nella propria famiglia,  hanno (o hanno avuto) uno zio, un cugino, un nonno, un antenato che era il matto, il folle, lo strano. Perchè si sa, lo dicono un po' tutti in giro, in quella famiglia lì erano proprio persone a modo e poi...bhe...e poi c'era lo Zio.

Epilogo

1998, Germania, viaggo in Inter-Rail con la Banda del tempo. Mi affibbiano un nuovo soprannome: "Lo Zio". E i soprannomi non si tolgono di dosso facilmente, tanto che resiste ancora oggi qua e là, dopo più di 25 anni di distanza.  Sarà un degno soprannome? "Ai posteri l' ardua sentenza". E se lo diceva il Manzoni, lo si può prendere per buono, no?